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lunedì 18 luglio 2011
























L'Espresso 16 Dicembre 2011:


Il Killer è servito

In semilibertà er Palletta, il boss della Banda della Magliana. Per lavorare nel quartiere dove agiva. A Roma, dove la violenza dilaga.

Fa il cuoco nella Trattoria di Testaccio dove secondo un pentito i superstiti del clan si riunivano per organizzare la riscossa.



Dopo il successo di pubblico e di critica,


e' in vendita in libreria


"Mai ci fu pietà. La Banda della Magliana dal 1977 a Oggi"

di Angela Camuso,

con 60 pagine in più di recentissime rivelazioni inedite del pentito catanese Dario Marsiglia.


uff. stampa 331.6379346 grazie Angela Camuso



Recensione de Il Venerdì de La Repubblica


Dal settimanale "Il Venerdi" di Repubblica,



Paolo Casicci presenta il nuovo libro della giornalista Angela Camuso.




Le drammatiche vicende della Banda della Magliana, che hanno caratterizzato la vita della capitale negli anni Ottanta, tornano all'attenzione delle cronache.



Il volume di Angela Camuso, intitolato "Mai ci fu pietà - la Banda della Magliana dal 1977 ad oggi" è incentrato su una vicenda ancora poco nota nelle pieghe degli avvenimenti della storia recente, emersa dai racconti di un collaboratore di giustizia, Dario Marsiglia, il quale racconta di un incontro avvenuto nel 2003 in una trattoria del quartiere romano di Testaccio, gestita da Raffaele Pernasetti, detto "Er Palletta". Qui, nel dicembre 2003, apppunto, si sarebbero riuniti vecchi membri della Banda della Magliana, con nuovi emergenti e nuove leve della criminalità locale, per fare risorgere i fasti del passato e spartirsi ancora una volta la "appetitosa torta romana".




Nato nel 1973 a Catania, Dario Marsiglia giunge a Roma nel 1997, agli arresti domiciliari e sotto protezione della polizia. Rimesso in libertà, dopo circa sei anni torna a frequentare gli "amici" e conosce Francesco D'Agati, uomo vicino al ragioniere della Cupola, Pippo Calò, il quale a sua volta era in stretto contatto con la Banda della Magliana. In poco tempo, Marsiglia diventa persona di fiducia di D'Agati, ma viene arrestato nuovamente nel 2004 per traffico di stupefacenti. In carcere, a Rebibbia, decide di parlare con i magistrati e si mette a raccontare fino a dipingere un quadro inquietante. Vecchi boss, nuovi capi emergenti, ed anche la vicenda di come la Banda veniva a conoscere con anticipo le decisioni della Procura in merito ad eventuali mandati di arresto, in quanto lo stesso D'Agati aveva un suo uomo di fiducia proprio all'interno della Procura. E da questa preziosa fonte, D'Agati viene a conoscenza della riapertura del caso Roberto Calvi, e dellla paura che Ernesto Diotallevi (in seguito assolto per l'omicidio del banchiere del Banco Ambrosiano) potesse rivelare il nome di Giorgio Paradisi, membro della Banda, e di qualche altro "amico siciliano". Per questo, Marsiglia era stato inviato a prendere contatto con Diotallevi presso l'autosalone di maccchine di lusso e, eventualmente, ucciderlo.




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